
Questa semplice domanda nasconde in realtà un grande tema, ovvero quali sono i criteri che bisognerebbe seguire per la scelta del proprio insegnante di canto. È ormai risaputo e ahimè tristemente provato che spesso i grandi cantanti non sono anche dei buoni didatti. Le ragioni possono essere molteplici; chi ha fatto una grande carriera probabilmente è nato già con un’ottima predisposizione naturale, e spesso non ha dovuto costruire la voce come invece deve fare la maggior parte dei futuri cantanti; inoltre, dopo tanti anni trascorsi sui palcoscenici, saltando da un ruolo e da un teatro all’altro con ritmi sempre più frenetici, tendono ad acquisire una tal padronanza e confidenza con il proprio strumento che difficilmente sono capaci di analizzare e scomporre la tecnica per tramandarla poi ai loro studenti. Ricordo bene di aver sentito a molte masterclass più d’una star dire frasi come “apri la bocca e canta” o “fai come me”. Va da sé che, se questo genere di approccio può funzionare in uno scambio di consigli fra colleghi, ma non porta a nulla veicolare questo tipo di informazioni a degli studenti meno esperti in quanto si possono generare confusione, fraintendimenti e addirittura danni di apprendimento e alle volte persino funzionali.
Per questa ragione è importante rivolgersi a docenti realmente preparati, che conoscano bene l’anatomia dell’organismo vocale, la sua funzionalità, che posseggano oltre al solito metodo di canto “vecchia maniera” anche approcci didattici alternativi e una fervida immaginazione per poter trovare per ogni allievo la chiave di comunicazione più efficace. E ancora più importante, il bravo insegnante deve avere un ottimo orecchio, in grado di analizzare il suono dell’allievo, tradurlo in movimento (per capire su che base muscolare e motoria è stato prodotto) e proporre la giusta correzione spiegando bene COSA modificare e COME farlo.
Ottimo quindi cercare un docente che CANTI BENE, perché è sicuramente la base per poter poi anche insegnare una tecnica sana e corretta, ma bisogna anche cercare qualcuno che abbia fatto un percorso di studio personale rivolto alla didattica del canto. Rispetto a soli 20 anni fa, oggi si conoscono moltissime cose in più riguardo alla voce, a come funziona, a come guarire dalle patologie vocali, per non parlare di tutte le nuove scuole ed i nuovi metodi basati su scoperte più o meno recenti in ambito funzionale. Il buon docente deve essere aggiornato, perché solo un pittore che ha a disposizione una cartella di colori molto vasta e variegata saprà dare al quadro la sfumatura interessante e quel “qualcosa in più”che tutti noi cerchiamo quando ci mettiamo nelle mani di qualcuno.







Inizio a prendere le prime lezioni di pianoforte a 5 anni, da un anziano pianista che non aveva mai insegnato. Negli anni ’80 la didattica della musica che vigeva in Via Rossetti 15 non era certo quella dei libri del Musigatto degli anni odierni.. e un bambino si ritrovava libri oscuri quali Bona, Pozzoli, Lazzari… insomma un po di tutta la cosiddetta “vecchia guardia”. Sicuramente il vecchio insegnante non era stato capace di trasmettermi l’amore per la musica che ho sviluppato poi nel tempo.. e quindi per numerosi anni ho fatto un po la scimmia ammaestrata, studiando perché “si deve studiare”, ma senza soddisfazione e, anzi, molte volte con fatica e rimproveri.