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..per il cantante che vuol saperne di più!

Cari allievi, non fatevi fregare! — 24 giugno 2018

Cari allievi, non fatevi fregare!

Sembra quasi incredibile, ma oggi trovare un buon insegnante di canto è diventato quasi più difficile dello stesso cantare. Una volta i bravi maestri basavano il loro metodo principalmente su ottime intuizioni, un orecchio attento e la capacità di dare indicazioni giuste all’allievo pur non conoscendo alla perfezione il funzionamento dell’organo vocale.

Dagli anni ’80, grazie al progresso tecnico raggiunto in campo medico, si è potuto osservare e studiare il funzionamento della voce anche in tempo reale, e quindi AGGIUNGERE delle preziosissime informazioni nella didattica del canto. Queste nozioni sono andate spesso a confermare con dati certi le cosiddette “ottime intuizioni” dei grandi Maestri e hanno fornito ai comuni mortali maggiori strumenti e possibilità per trovare la chiave giusta per migliorare la propria performance vocale. In altri casi, si è a che dimostrato che alcune credenze erano infondate e persino dannose (mi viene in mente una docente soprano che si incaponiva a voler fare aprire tanto la bocca ad un allievo tenore per eseguire delle note molto acute; è stato dimostrato che soprano e tenore non sfruttano gli stessi meccanismi acustici per salire all’acuto, pertanto il suggerimento della docente era sbagliato e quasi dannoso).

Oggi, c’è ancora molta disinformazione e SCETTICISMO CRITICO da parte di tanti docenti di canto verso questi nuovi strumenti di conoscenza; ho quasi la sensazione che molte persone, per paura di mettersi in discussione, preferiscano non voler guardare verso questi nuovi orizzonti. Questa chiusura mentale da parte degli insegnanti ovviamente si traduce in una grande perdita di informazioni per l’allievo, che nella migliore delle ipotesi avrà delle lacune ed impiegherà molto più tempo per arrivare ad un risultato soddisfacente, in altri casi potrebbe ricevere delle informazioni totalmente scorrette e non coerenti con la funzionalità dell’organo vocale, portando l’allievo verso i ben noti problemi di stanchezza vocale e usura della voce.

Qualsiasi cantante dovrebbe ormai sapere che il percorso di crescita non è mai finito; anche gli insegnanti di canto dovrebbero continuare la propria formazione e AGGIORNARSI per poter offrire ai propri allevi una lezione completa e ONESTA. È forse un male se un docente continua ad andare a lezione di canto lui stesso? Se frequenta dei corsi di formazione specifici? Se durante una lezione vi parla di muscoli e anatomia?

Il mio consiglio è… drizzate le antenne! Scegliete di affidare la vostra formazione a chi investe anche energie e tempo per rimanere aggiornato ed ha a disposizione una paletta di colori ampia per poter trovare la chiave personalizzata con la quale lavorare su ognuno di voi!

Voce k.o. da reflusso.. alcuni rimedi visti dal lato del cantante. — 13 marzo 2018

Voce k.o. da reflusso.. alcuni rimedi visti dal lato del cantante.

Fine inverno, inizio della primavera.. primi caldi durante il giorno, alla sera ancora fresco. Proprio questo sono le condizioni ideali che favoriscono l’insorgere di problemi alla voce. Ovviamente per problematiche prolungate e di dubbia causa è sempre meglio fare riferimento ad un buon Foniatra, ma se notiamo davvero che il problema è lieve e di natura passeggera, possiamo provare ad arrangiarci con qualche prodotto semi naturale.

Per quanto riguarda la fonte del disturbo stagionale, possiamo considerare da un lato l’intensificarsi dei fenomeni di reflusso gastroesofageo, dall’altra quelli legati ai virus o batteri che attaccano le mucose.

Concentriamoci quindi sulle patologie da reflusso gastroesofageo; senza ricorrere necessariamente agli inibitori di pompa protonica (famosissimi IPP quali Pantoprazolo, Esomeprazolo, Lamsoprazolo etc..), per i quali sono necessari sempre un consulto ed una prescrizione medica, un buon rimedio può essere agire sull’alimentazione, ovvero evitare quei famosi cibi che aumentano l’acidità dello stomaco, ad esempio the, caffè, pomodoro, agrumi, formaggi stagionati, spezie piccanti, salumi, menta, cioccolato, alcool, bevande gassate, cibi fritti etc.. e, comunque, in ogni caso non effettuare pasti ad ore serali tarde (quindi niente spuntino di mezzanotte post spettacolo 😏). Anche ridurre lo stress é un valido aiuto contro il reflusso.. ma la vita di un artista spesso non prevede la tranquillità percui mi sembra un suggerimento, seppur valido, di difficile attuazione. Trovo invece molto utile l’assunzione di uno sciroppo anti reflusso prima di coricarsi; ce ne sono di diverse tipologie e marche; il più conosciuto é il Gaviscon, ma sinceramente trovo ridicolo che venga prodotto al gusto “menta” quando questo è proprio uno degli elementi da evitare in caso di reflusso. Percui consiglio altre marche quali ad esempio “NOREMIFA” della Bracco (consistenza abbastanza simile al miele, gusto gradevole di.. frutta indefinita), “RIOPAN” di Takeda (il più liquido degli antireflusso, con un gusto che ricorda vagamente il Bayleys), “REFALGIN” di Farma-derma (gradevole gusto di banana e consistenza accettabile) e infine, il mio preferito, il “GASTROTUSS” di DMG, che ho verificato essere per quanto mi riguarda il più efficace, oltre al fatto che viene venduto sia nel classico flacone da mezzo litro, che in comode bustine monouso facili da trasportare (il gusto e fruttato e la consistenza e a mio avviso la più tollerabile, perché spesso con questi sciroppi sembra di bere la Vinavil 😂).

Si consiglia anche di alzare di qualche centimetro la testa del letto, ma sinceramente non ho notato particolari benefici tali da consigliare questa pratica in tutti i casi.

Bandito il fumo in quanto, fra le tante cose, riduce la salivazione che invece è protettiva della mucosa in quanto basica; si invece ad una moderata attività fisica, sempre a stomaco vuoto.

Nel prossimo articolo, focus sulle patologie delle alte vie aeree.. quindi come liberarsi in fretta del raffreddore senza imbottirsi di farmaci ad ogni costo!

Con chi studiare? — 7 novembre 2017

Con chi studiare?

Questa semplice domanda nasconde in realtà un grande tema, ovvero quali sono i criteri che bisognerebbe seguire per la scelta del proprio insegnante di canto. È ormai risaputo e ahimè tristemente provato che spesso i grandi cantanti non sono anche dei buoni didatti. Le ragioni possono essere molteplici; chi ha fatto una grande carriera probabilmente è nato già con un’ottima predisposizione naturale, e spesso non ha dovuto costruire la voce come invece deve fare la maggior parte dei futuri cantanti; inoltre, dopo tanti anni trascorsi sui palcoscenici, saltando da un ruolo e da un teatro all’altro con ritmi sempre più frenetici, tendono ad acquisire una tal padronanza e confidenza con il proprio strumento che difficilmente sono capaci di analizzare e scomporre la tecnica per tramandarla poi ai loro studenti. Ricordo bene di aver sentito a molte masterclass più d’una star dire frasi come “apri la bocca e canta” o “fai come me”. Va da sé che, se questo genere di approccio può funzionare in uno scambio di consigli fra colleghi, ma non porta a nulla veicolare questo tipo di informazioni a degli studenti meno esperti in quanto si possono generare confusione, fraintendimenti e addirittura danni di apprendimento e alle volte persino funzionali.

Per questa ragione è importante rivolgersi a docenti realmente preparati, che conoscano bene l’anatomia dell’organismo vocale, la sua funzionalità, che posseggano oltre al solito metodo di canto “vecchia maniera” anche approcci didattici alternativi e una fervida immaginazione per poter trovare per ogni allievo la chiave di comunicazione più efficace. E ancora più importante, il bravo insegnante deve avere un ottimo orecchio, in grado di analizzare il suono dell’allievo, tradurlo in movimento (per capire su che base muscolare e motoria è stato prodotto) e proporre la giusta correzione spiegando bene COSA modificare e COME farlo.

Ottimo quindi cercare un docente che CANTI BENE, perché è sicuramente la base per poter poi anche insegnare una tecnica sana e corretta, ma bisogna anche cercare qualcuno che abbia fatto un percorso di studio personale rivolto alla didattica del canto. Rispetto a soli 20 anni fa, oggi si conoscono moltissime cose in più riguardo alla voce, a come funziona, a come guarire dalle patologie vocali, per non parlare di tutte le nuove scuole ed i nuovi metodi basati su scoperte più o meno recenti in ambito funzionale. Il buon docente deve essere aggiornato, perché solo un pittore che ha a disposizione una cartella di colori molto vasta e variegata saprà dare al quadro la sfumatura interessante e quel “qualcosa in più”che tutti noi cerchiamo quando ci mettiamo nelle mani di qualcuno.

Quale strada scegliere? — 1 ottobre 2017

Quale strada scegliere?

Questa è una delle domande chiave che tutti gli allievi di canto prima o poi si fanno.. quale strada scegliere? Quale metodo seguire? Qual’ è l’insegnante giusto?Il mondo di oggi, anche solo rispetto a qualche decina di anni fa, offre una quantità di percorsi formativi molto vasta, un fiorire di nuovi metodi di approccio allo studio e soprattutto di nuove “scuole” di canto. La difficoltà quindi è sapersi destreggiare il questo mare magnum per evitare le numerose “fregature” ed i metodi miracolosi, nati magari da qualcuno che si preoccupa unicamente del proprio conto in banca.

Bisogna ricordare che quello che funzionava bene in passato continua a funzionare bene anche oggi; il corpo umano non si è modificato in modo così sensibile negli ultimi periodi tanto da giustificare uno stravolgimento nell’approccio allo studio del canto. Piuttosto, le nuove informazioni che abbiamo sono da considerarsi come una validi integrazione in un metodo di studio tradizionale.

Un elemento oggettivo per valutare la competenza reale di un buon insegnante di canto resta sempre l’osservazione dei progressi dei propri allievi. È ovvio che in questa valutazione bisogna sempre considerare il punto di partenza dell’allievo e anche le sue attitudini naturali, ma quasi chiunque deve essere messo nella condizione di cantare meglio se le informazioni che il docente veicola sono efficaci.Il mio consiglio quindi è quello di evitare, almeno all’inizio, di approcciarsi al canto con metodi nuovi ed alternativi, perché spesso l’allievo alle prime armi ha difficoltà a valutarne la reale serietà ed efficacia.

Cercate un bravo insegnante che abbia un percorso di studi documentato e un percorso artistico ancora attivo e di buona qualità, ma soprattutto ricordate che non esiste un “fast-food” nello studio del canto; il corpo va plasmato lentamente con ordine e costanza e non esistono ancora dei metodi realmente così efficaci da accorciare sensibilmente i tempi di apprendimento.Un altro aspetto fondamentale è intraprendere un’unica strada alla volta; soprattutto per chi non ha ancora acquisito sufficiente sicurezza tecnica, è davvero importante concentrarsi in una sola metodologia, per evitare di fare confusione e non essere capaci di gestire troppe informazioni apparentemente diverse.

E datevi tempo; non pochi giorni, non anni. Per ognuno le tempistiche sono diverse, e variano in base all’età, al talento e all’inclinazione naturale, alla quantità di tempo che possiamo dedicare allo studio, alla frequenza delle lezioni: mi sento però di poter dire che in un’anno di studio, con lezioni a cadenza settimanale, si dovrebbero evidenziare dei miglioramenti oggettivi in qualsiasi allievo.

Quindi, studio ordinato e costante abbinato ad un’osservazione propriocettiva della qualità del lavoro che stai facendo sono la giusta chiave per migliorare senza perdere tempo e risorse! 😜

I segreti della voce — 2 giugno 2017

I segreti della voce

Deliziose! È la prima parola che mi viene in mente se penso a Daniela Panetta e Giuseppina Cortesi, recentemente conosciute in qualità di docenti al corso di Alta Formazione in Vocologia Artistica dell’Università di Bologna ed autrici di questo piccolo vademecum che si focalizza sulla differenza fra canto lirico e canto jazz, edito nel 2016 da Aracne Editrice.

Daniela è una cantante jazz apprezzata sul territorio europeo: da 25 anni è attiva anche nel campo didattico e si interessa alla voce anche dal punto di vista funzionale, seguendo corsi di formazione specifica presso la Nuova Artec di Milano e il corso di Alta Formazione in Vocologia Artistica. Proprio durante questa ultima esperienza, conosce Giuseppina, la quale, diplomatasi in viola e canto artistico, ha conseguito anche  il master di I livello per Operatori musicali presso l’Università degli studi di Firenze, oltre che il diploma accademico di II livello in canto lirico.  Ha fondato inoltre con l’associazione italiana Yva Barthélémy ed è docente di canto lirico e fisiopatologia vocale presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali “Franco Vittadini” di Pavia.

Il loro libro, tramite un efficace confronto stilistico e tecnico, approfondisce le caratteristiche specifiche del canto lirico e del canto jazz, esaltandone le differenze e finalmente chiarendo, con la perfetta chiarezza che contraddistingue le due autrici, alcuni annosi dubbi e confusioni sul tema in oggetto.

Nel libro si parla quindi di eufonia e atletismo, postura ed allineamento, respirazione, fonazione, tratto vocale e i suoi atteggiamenti e le caratteristiche principali che ne definiscono gli stili. Il libro, acquistabile al modico prezzo di 20 euro, viene completato anche da un DVD, nel quale le autrici stesse, con l’aiuto di alcuni allievi, mettono ancora meglio in luce con esempi pratici quanto così ben descritto nell’opera cartacea.

Mi sento di consigliare la lettura di questo libro davvero a tutti, poiché vi sono contenuti simpatici spunti didattici per chi insegna, chiarimenti su aspetti della tecnica vocale per gli allievi e magari questo testo può rivolgersi anche a chi si avvicina al canto e ancora non sa se desidera intraprendere lo studio del canto jazz o lirico!

La Traviata alla Deutsche Oper di Berlino — 2 maggio 2017

La Traviata alla Deutsche Oper di Berlino

Il 30 aprile mi sono recato a Berlino ed ho potuto assistere alla Traviata di G. Verdi al teatro della Deutsche Oper di Berlino.

Il teatro in sé è un complesso contemporaneo risalente al 1961 e consiste in una grande platea al parterre e due file di gallerie ai piani superiori. Il vantaggio di questa struttura è che la visuale è ottima quasi da qualsiasi posto. Non posso fare eguali elogi per le poltroncine.. scomode e non propriamente pulite.

L’allestimento del regista Götz Friedrich è un misto fra allestimento contemporaneo/allestimento tradizionale/traviata da teatro di quint’ordine. Associa interessanti trovate (come ad esempio la corsa disperata di Violetta verso l’ultima porta che si sta chiudendo prima di restare da sola alla fine della scena del Brindisi), a trovate imbarazzanti quali la “corsetta” del coro nel “si ridesti in ciel l’aurora”.  In generale, non penso sia un allestimento che lascerà memoria nella storia.

La Direzione è invece affidata a Gian Paolo Bisanti che riesce a gestire bene l’orchestra, nonostante alcune sezioni (ad esempio i violini primi) abbiano una costante fretta di terminare lo spettacolo (come ad esempio nel controcanto ai violoncelli nel preludio). In generale l’orchestra esprime un colore più tedesco, determinato da una quasi eccessiva precisione ritmica, alla quale però non corrisponde sempre un vero e proprio suono di assieme, e al quale manca indubbiamente il respiro del fraseggio delle orchestre italiane in questo genere di repertorio.

Il coro, preparato dal Maestro Thomas Richter, invece risulta sempre abbastanza “a rimorchio”, soprattutto le sezioni maschili, mentre a quelle femminili manca un po’ di suono, rendendo quindi poco chiara la melodia nel suo complesso: vero è che gli elementi erano assolutamente insufficienti per un opera di Verdi in uno spazio tanto vasto. Peccato.

Veniamo ai solisti: regina indiscussa di questa Traviata rimane Patrizia Ciofi che, pur con tutte le difficoltà tecniche della parte e una grande carriera alle spalle, produce nel pubblico forti emozioni, facendosi perdonare qualche furbizia del mestiere. Personalmente, trovo che sia una vera artista, e avendo avuto l’onore di cantare alcune recite di Traviata con lei, posso solo ribadire la sua estrema professionalità ed intensità.

Il tenore Antonio Poli, anche se poco interessante a livello interpretativo del personaggio, sfoggia una bella voce molto ampia nel registro centrale, ma che poi non sale agevolmente negli acuti tanto che non eseguirà il “do” nell’allegro della sua aria del secondo atto (..non è scritto nello spartito.. però è ormai consolidata tradizione).

Giorgio Germont è il baritono Dong-Hwang Lee, di giovane età, e forse prematuramente arrivato a questo ruolo che richiede ben altre capacità interpretative; purtroppo anche l’intonazione era spesso imprecisa.

Flora e Gastone, interpretati da Abigail Lewis e Matthew Newlin, mancano evidentemente due interventi solistici della loro già esigua parte.. e non si distinguono particolarmente nel resto dello spartito.

Molto gradevole la Annina di Adriana Ferfezka che sfoggia una voce ben proiettata e una bella disinvoltura sul palcoscenico.

Di medio livello gli altri comprimari, il barone Duphol di Stephen Bronk, il marchese D’Obigny di Thomas Lehman, il dottor Grenvil di Alexei Botnarciuc e Giuseppe di Paul Kaufmann, quest’ultimo forse una tacca sopra agli altri.

In generale sono rimasto un po perplesso dalla qualità dello spettacolo e la riflessione è andata subito all’Italia; suggerirei ai Signori Ministri che continuano a tagliare fondi alle Fondazoni Liriche italiane di andare a farsi un giro all’estero a verificare se davvero quello che facciamo in Italia è della stessa qualità di quello che viene proposto all’estero, o se rimane un cammeo della sola cultura italiana.

Insegnare è donare — 24 aprile 2017

Insegnare è donare

Reduce da un altro weekend trascorso a Ravenna dove sto continuando la mia formazione come artista al corso di Alta Formazione in Vocologia Artistica dell’Universita di Bologna, mi soffermo a pensare sul ruolo che deve avere un docente.

Insegnare con coscienza è senza dubbio uno dei modi per donare qualcosa a qualcuno; perché spesso, almeno nel canto, le conquiste che abbiamo fatto ci sono costate molto lavoro, e non tutti i maestri sono sempre pronti a condividere il loro sapere e le loro esperienze in modo incondizionato e integrale.

Ma essere un insegnante serio vuol dire dare ai propri allievi l’accesso a tutte le informazioni delle quali siamo in possesso e, anzi, laddove sentiamo di essere carenti (perché nessuno nasce maestro e i tuttologi non esistono..), abbiamo il dovere morale di continuare a cercare le risposte, sia per loro, che per noi stessi. Il percorso del cantante non ha mai una fine… la voce evolve e muta durante tutta la vita e anche il nostro modo di rapportarci ad essa deve essere sempre duttilmente rimodellato. 

Penso che il mio desiderio di conoscenza e di approfondimento non terminerà mai: con il canto è così, se ci si dedica seriamente, è un discorso sempre aperto e al quale bisogna costantemente aggiungere dei pezzetti. E questo è il pensiero che cerco di tramandare anche a chi è attorno a me è condivide con me la stessa passione.

Non siamo tutti uguali! — 18 marzo 2017

Non siamo tutti uguali!

Tutti devono studiare la tecnica vocale o qualcuno è dispensato dalla natura dal farlo? In realtà la questione è duplice; quando mi confronto su questo tema con i colleghi cantanti o con i miei allievi, si accende sempre il dibattito. Facciamo quindi chiarezza su questo punto tanto controverso.

Lo studio, inteso come momento di crescita personale, è utile a chiunque, purché sia eseguito in modo corretto. Ciò nonostante, non tutte le persone hanno bisogno della stessa quantità ed intensità di studio per raggiungere un determinato risultato: è proprio qui che entra in gioco il famoso talento personale. Per riassumere in modo crudo la faccenda, potremmo dire che, si, il mondo è squilibrato e c’è chi per ottenere un risultato deve sudare sangue e chi invece ha estrema facilità. Ovviamente le percentuali sono molto sbilanciate verso la prima delle due categorie.. i veri talenti sono così pochi che quasi non fanno testo. Capita alle volte a teatro di sentire cantanti ventenni con la voce perfettamente impostata e con un perfetto accordo pneumo-fonico: e ovviamente viene da chiedersi..”ma quando hanno studiato?” La risposta può essere “mai”. O comunque, poco. La natura con loro è stata particolarmente generosa e si sono ritrovati con quasi tutte le carte messe al posto giusto. Una grandissima fortuna, se devi arrivare a 10, è più facile se parti da 8 piuttosto che da 1! 

Però ricordiamoci che stiamo parlando di casi isolati, di eccellenze, di particolarità: il 95% degli aspiranti cantanti deve dedicare diversi anni allo studio del canto, perché è solo con il tempo che il corpo inizia a sommare tutti i vari aspetti di controllo vocale, a capire come far lavorare in modo sinergico tutti gli elementi della muscolatura dell’appoggio, del sostegno, l’ancoraggio della laringe etc…  quindi non sentiamoci “da meno” se siamo partiti da più lontano, non ci si deve scoraggiare davanti ad una montagna da scalare, e soprattutto non badiamo troppo al giardino del vicino.. il nostro è abbastanza grande è sconfinato da poterci tenere impegnati in maniera esclusiva per tutta la vita 😜

Maria Callas, un talento e una studiosa instancabile.

Torta per Luca (ispirazione La Rizzo) — 8 marzo 2017

Torta per Luca (ispirazione La Rizzo)

Siccome a Luca piacciono le torte alle carote (finalmente qualcuno che mi asseconda!), scrivo la ricetta della nuova torta della quale vado assai soddisfatto! La ricetta originale viene da La Rizzo, ma mi sono preso qualche..licenza poetica.. e ho modificato qua e là qualche cosa.. di fatto a lei veniva un po’ differente ma, dopo un acceso confronto, abbiamo decretato che pur nella loro diversità, le torte sono entrambe soddisfacenti!


INGREDIENTI:

5 carote medio/grandi

150 gr zucchero (anche 100 va bene se vi piace meno dolce)

4 uova

1 tazzina da caffè di olio di semi o, se volete farvi del male, di burro fuso (30 secondi nel microonde sono sufficienti)

150 gr di mandorle pelate tritate (io le compro intere e le trito nel mixer perché quelle a scaglie mi piacciono meno)

1 pizzico di sale

150 gr di farina di riso oppure 100 gr di farina normale e 50 gr di fecola di patate

1 bustina di lievito

Scorza di un limone (opzionale)
PREPARAZIONE:

Separare i tuorli dagli albumi e montare a neve fissa questi ultimi con un pizzico di sale. In una terrina alta mettere assieme i tuorli, lo zucchero, l’olio (o burro fuso) e amalgamare bene con la frusta elettrica finché lo zucchero non si sarà sciolto; se fatica, si può aggiungere qualche cucchiaio di latte. Grattugiare le carote e unirle assieme alle mandorle tritate e alla scorza di limone al composto. Unire quindi la farina e il lievito (se li setacciate con un colino a maglia stretta la farina incorporerà più aria e il dolce sarà più soffice). Alla fine di tutto, con moooooolta cautela e mescolando con un mestolo con molta delicatezza dal basso verso l’alto, aggiungere gli albumi montati a neve facendo attenzione che non si smontino troppo, ma che si amalgamino bene al resto dell’impasto. Versare il tutto in uno stampo da 28cm di diametro circa (io mi trovo benissimo con gli stampi in silicone ma si può utilizzare una qualsiasi pirofila rivestita con carta da forno) e infornare a forno ben caldo per i primi 10 minuti a 160 gradi e per i restanti 40 a 180 gradi, meglio se con forno statico. 

Prima di sformare la torta e tagliarla, il dolce deve essersi raffreddato per bene!

Buon appetito 🏆

Zampette di uccellino.. — 4 marzo 2017

Zampette di uccellino..

Spesso per ottenere un determinato risultato nel canto facciamo appello a diverse figure retoriche.. ad immagini che in qualche modo ci evocano sensazioni e che in questo modo “ingannano” la nostra vigile coscenza sempre attenta che spesso non vuole andare in terreni nuovi e sconosciuti. Una delle immagini a me più care è quella che la mia Maestra, prendendo in prestito l’immagine da una lezione fatta da lei con la famosa Elisabeth Schwarzkopf, utilizza per spiegare il LEGATO. 

Che a dirla così.. legare un suono ad un altro dovrebbe essere la cosa più elementare del mondo.. basta non inserire una pausa in mezzo.. ebbene no.. non è così. È una delle cose più complesse da ottenere quando si studia il canto lirico; vuoi per la diversa posizione delle vocali, la diversa altezza dei suoni e… appunto.. le consonanti. Queste furbette che invece molte volte utilizziamo per “portare in avanti il suono”, nel legato ci remano nettamente contro, spezzettando quindi il fiato e rendendo il nostro tappeto di vocali legate come un piccolo groviera. 

Eh sì..Le consonanti di fatto interrompono il flusso dell’aria fra le vocali.. e la perizia del cantante sta proprio in questo.. legare le vocali nel canto gestendo le consonanti in modo tale che esse non interrompano il flusso dell’aria. Quale idea migliore quindi quella di vedere le vocali come un lungo filo elettrico e le consonanti come “piccole zampette di uccellino su filo lungo”!