
Scrivo questo breve articolo per rispondere a una domanda che molti allievi, prima o poi, pongono al proprio insegnante: “Sono tenore o baritono? Sono soprano o mezzosoprano?”
Determinare la vocalità di un allievo presenta diverse insidie per l’insegnante. In primo luogo, finché l’allievo non ha studiato per un certo periodo, è difficile stabilire con precisione la sua appartenenza a una specifica categoria vocale. La mia maestra, Gloria Paulizza, era solita rispondere ai giovani allievi dicendo: “Oggi sei una voce, e non importa stabilire ora a quale timbro tu appartenga; la trattiamo per com’è adesso, studiamo, coltiviamo, e vediamo dove ci porterà.” Questo perché la voce ha bisogno di essere prima un po’ “mossa” per poter capire dove la natura ci condurrà.
Consiglio inoltre a tutti gli studenti di sottoporsi a una visita con un foniatra esperto in vocologia artistica: attraverso gli strumenti del mestiere, il foniatra può osservare la morfologia della gola e fornire indicazioni preziose, che vanno a completare le informazioni acustiche raccolte dall’insegnante durante le lezioni.
Purtroppo, accade ancora troppo spesso che l’insegnante dia all’allievo un parere affrettato o, in alcuni casi, anche errato. Ciò porta a un percorso di studio su binari non del tutto corretti, e se la voce viene mal utilizzata, si rischia di consolidare difetti vocali che possono comprometterne il buon funzionamento. A volte, gli insegnanti basano il giudizio esclusivamente sull’estensione vocale, trascurando l’importanza del timbro e degli spazi sovraglottici.
Un esempio comune è quello delle voci “vicine”, come tenore e baritono o soprano e mezzosoprano: la mancanza di tecnica nella zona acuta può indurre a pensare che un allievo sia, ad esempio, un baritono e non un tenore. In questi casi, lo sviluppo della voce avviene in contrasto con la sua natura, portando l’allievo a ridurre ulteriormente l’estensione acuta e, al contempo, a esercitare una pressione eccessiva sulle note gravi, con dannosi effetti.
Il mio consiglio è quindi di porsi sempre in modo critico verso le giovani voci: ascoltare con attenzione dove la voce vuole espandersi naturalmente e orientare lo studio della tecnica in quella direzione, valutando anche gli aspetti timbrici e risonanziali. Solo così si potrà far evolvere lo strumento rispettandone la natura, insegnando all’allievo a raggiungere anche quelle note che, per inesperienza, potrebbe non riuscire ancora a produrre.










