ScalaDiDò

..per il cantante che vuol saperne di più!

Insegnare è donare — 24 aprile 2017

Insegnare è donare

Reduce da un altro weekend trascorso a Ravenna dove sto continuando la mia formazione come artista al corso di Alta Formazione in Vocologia Artistica dell’Universita di Bologna, mi soffermo a pensare sul ruolo che deve avere un docente.

Insegnare con coscienza è senza dubbio uno dei modi per donare qualcosa a qualcuno; perché spesso, almeno nel canto, le conquiste che abbiamo fatto ci sono costate molto lavoro, e non tutti i maestri sono sempre pronti a condividere il loro sapere e le loro esperienze in modo incondizionato e integrale.

Ma essere un insegnante serio vuol dire dare ai propri allievi l’accesso a tutte le informazioni delle quali siamo in possesso e, anzi, laddove sentiamo di essere carenti (perché nessuno nasce maestro e i tuttologi non esistono..), abbiamo il dovere morale di continuare a cercare le risposte, sia per loro, che per noi stessi. Il percorso del cantante non ha mai una fine… la voce evolve e muta durante tutta la vita e anche il nostro modo di rapportarci ad essa deve essere sempre duttilmente rimodellato. 

Penso che il mio desiderio di conoscenza e di approfondimento non terminerà mai: con il canto è così, se ci si dedica seriamente, è un discorso sempre aperto e al quale bisogna costantemente aggiungere dei pezzetti. E questo è il pensiero che cerco di tramandare anche a chi è attorno a me è condivide con me la stessa passione.

Non siamo tutti uguali! — 18 marzo 2017

Non siamo tutti uguali!

Tutti devono studiare la tecnica vocale o qualcuno è dispensato dalla natura dal farlo? In realtà la questione è duplice; quando mi confronto su questo tema con i colleghi cantanti o con i miei allievi, si accende sempre il dibattito. Facciamo quindi chiarezza su questo punto tanto controverso.

Lo studio, inteso come momento di crescita personale, è utile a chiunque, purché sia eseguito in modo corretto. Ciò nonostante, non tutte le persone hanno bisogno della stessa quantità ed intensità di studio per raggiungere un determinato risultato: è proprio qui che entra in gioco il famoso talento personale. Per riassumere in modo crudo la faccenda, potremmo dire che, si, il mondo è squilibrato e c’è chi per ottenere un risultato deve sudare sangue e chi invece ha estrema facilità. Ovviamente le percentuali sono molto sbilanciate verso la prima delle due categorie.. i veri talenti sono così pochi che quasi non fanno testo. Capita alle volte a teatro di sentire cantanti ventenni con la voce perfettamente impostata e con un perfetto accordo pneumo-fonico: e ovviamente viene da chiedersi..”ma quando hanno studiato?” La risposta può essere “mai”. O comunque, poco. La natura con loro è stata particolarmente generosa e si sono ritrovati con quasi tutte le carte messe al posto giusto. Una grandissima fortuna, se devi arrivare a 10, è più facile se parti da 8 piuttosto che da 1! 

Però ricordiamoci che stiamo parlando di casi isolati, di eccellenze, di particolarità: il 95% degli aspiranti cantanti deve dedicare diversi anni allo studio del canto, perché è solo con il tempo che il corpo inizia a sommare tutti i vari aspetti di controllo vocale, a capire come far lavorare in modo sinergico tutti gli elementi della muscolatura dell’appoggio, del sostegno, l’ancoraggio della laringe etc…  quindi non sentiamoci “da meno” se siamo partiti da più lontano, non ci si deve scoraggiare davanti ad una montagna da scalare, e soprattutto non badiamo troppo al giardino del vicino.. il nostro è abbastanza grande è sconfinato da poterci tenere impegnati in maniera esclusiva per tutta la vita 😜

Maria Callas, un talento e una studiosa instancabile.

Torta per Luca (ispirazione La Rizzo) — 8 marzo 2017

Torta per Luca (ispirazione La Rizzo)

Siccome a Luca piacciono le torte alle carote (finalmente qualcuno che mi asseconda!), scrivo la ricetta della nuova torta della quale vado assai soddisfatto! La ricetta originale viene da La Rizzo, ma mi sono preso qualche..licenza poetica.. e ho modificato qua e là qualche cosa.. di fatto a lei veniva un po’ differente ma, dopo un acceso confronto, abbiamo decretato che pur nella loro diversità, le torte sono entrambe soddisfacenti!


INGREDIENTI:

5 carote medio/grandi

150 gr zucchero (anche 100 va bene se vi piace meno dolce)

4 uova

1 tazzina da caffè di olio di semi o, se volete farvi del male, di burro fuso (30 secondi nel microonde sono sufficienti)

150 gr di mandorle pelate tritate (io le compro intere e le trito nel mixer perché quelle a scaglie mi piacciono meno)

1 pizzico di sale

150 gr di farina di riso oppure 100 gr di farina normale e 50 gr di fecola di patate

1 bustina di lievito

Scorza di un limone (opzionale)
PREPARAZIONE:

Separare i tuorli dagli albumi e montare a neve fissa questi ultimi con un pizzico di sale. In una terrina alta mettere assieme i tuorli, lo zucchero, l’olio (o burro fuso) e amalgamare bene con la frusta elettrica finché lo zucchero non si sarà sciolto; se fatica, si può aggiungere qualche cucchiaio di latte. Grattugiare le carote e unirle assieme alle mandorle tritate e alla scorza di limone al composto. Unire quindi la farina e il lievito (se li setacciate con un colino a maglia stretta la farina incorporerà più aria e il dolce sarà più soffice). Alla fine di tutto, con moooooolta cautela e mescolando con un mestolo con molta delicatezza dal basso verso l’alto, aggiungere gli albumi montati a neve facendo attenzione che non si smontino troppo, ma che si amalgamino bene al resto dell’impasto. Versare il tutto in uno stampo da 28cm di diametro circa (io mi trovo benissimo con gli stampi in silicone ma si può utilizzare una qualsiasi pirofila rivestita con carta da forno) e infornare a forno ben caldo per i primi 10 minuti a 160 gradi e per i restanti 40 a 180 gradi, meglio se con forno statico. 

Prima di sformare la torta e tagliarla, il dolce deve essersi raffreddato per bene!

Buon appetito 🏆

Zampette di uccellino.. — 4 marzo 2017

Zampette di uccellino..

Spesso per ottenere un determinato risultato nel canto facciamo appello a diverse figure retoriche.. ad immagini che in qualche modo ci evocano sensazioni e che in questo modo “ingannano” la nostra vigile coscenza sempre attenta che spesso non vuole andare in terreni nuovi e sconosciuti. Una delle immagini a me più care è quella che la mia Maestra, prendendo in prestito l’immagine da una lezione fatta da lei con la famosa Elisabeth Schwarzkopf, utilizza per spiegare il LEGATO. 

Che a dirla così.. legare un suono ad un altro dovrebbe essere la cosa più elementare del mondo.. basta non inserire una pausa in mezzo.. ebbene no.. non è così. È una delle cose più complesse da ottenere quando si studia il canto lirico; vuoi per la diversa posizione delle vocali, la diversa altezza dei suoni e… appunto.. le consonanti. Queste furbette che invece molte volte utilizziamo per “portare in avanti il suono”, nel legato ci remano nettamente contro, spezzettando quindi il fiato e rendendo il nostro tappeto di vocali legate come un piccolo groviera. 

Eh sì..Le consonanti di fatto interrompono il flusso dell’aria fra le vocali.. e la perizia del cantante sta proprio in questo.. legare le vocali nel canto gestendo le consonanti in modo tale che esse non interrompano il flusso dell’aria. Quale idea migliore quindi quella di vedere le vocali come un lungo filo elettrico e le consonanti come “piccole zampette di uccellino su filo lungo”!

Uno dei miei alberi. — 3 marzo 2017

Uno dei miei alberi.

Se penso di paragonarmi ad un frutto, naturalmente mi devo relazionare con un albero dal quale provengo. Ecco, logicamente non si tratta di un albero solo; ognuno di noi in quanto “frutto”, proviene sicuramente da un incrocio di più alberi. Oggi desidero parlare in uno di questi, ovvero della mia Maestra Gloria Paulizza.

Nasce a Genova da genitori esuli di Pola (Istria), si stabilisce dopo pochi mesi a Trieste, città nella quale tutt’ora risiede. Subito dopo il conseguimento del diploma di canto con il massimo dei voti, chiamata dalla direzione artistica del teatro “G.Verdi” di Trieste, debutta nell’opera “Il Trittico” del M° Illesberg, iniziando così una carriera che, partendo dal repertorio operistico, si allarga a quello sinfonico e cameristico.
Partecipa a numerosi allestimenti teatrali al fianco dei più qualificati artisti, sotto la guida di Maestri quali Capuana, Rivoli, Hubad, Ledda, Cattini, De Fabritiis, Scaglia, Benzi…
Altrettanto numerose sono le sue presenze a qualificate stagioni sinfoniche: sotto la direzione del M° Erede esegue lo “Stabat Mater” di Szimanowski, con il M° Baudo lo “Stabat Mater” di Poulenc, con il M° Previtali i “Requiem” di Faurè, la IV Sinfonia di Mahler con il M° Giovaninetti, i “Sheakspeare Songs” di Mirt con il M° Weikert, i “Carmina Burana” di Orff con il M° Stulen e il Nederlands Dans Theater.
Lo spazio maggiore della carriera viene dedicato alla musica da camera con un repertorio che abbraccia oltre tre secoli di liriche ,Lieder, Songs etc. ..Sua è la riproposta in Italia del Canzoniere di Wolf-Ferrari, un ciclo di liriche presentate come un lungo racconto d’amore. Eseguito in decine di sedi, di successo in successo, il Canzoniere viene presentato anche alla Scala di Milano. La stessa operazione di recupero veiene fatta con i canti popolari trascritti ed elaborati da Geni Sadero (cari a Toti dal Monte).
A Trieste , con i “Canti della Lontananza” del M° Menotti, è al centro della serata che la Società dei Concerti ed il Circolo della Stampa organizzano per festeggiare il Maestro Menotti.
Numerosi concerti vengono registrati o dal vivo o in sede radiofonica da vari enti italiani o stranieri e messi in onda un numero incalcolabile di volte. Sempre in tema radiofonico va ricordata la sua partecipazione per ben due anni con decine di arie e duetti da operette italiane e straniere alla trasmissione “Operetta ieri e oggi” delle Retedue. Si ricordano poi i concerti d’arie d’operette “Schon ist die Welt”, quelli “Omaggio a Schubert” e i recitals per Amnesty Internetional al Castello di Duino ospite del principe Raimondi della Torre e Tasso.
Per quattro anni ha fatto parte del “Gruppo Cameristico” di Trieste (4 voci e pianoforte a quattro mani).
Il suo nome è citato dal M° Vito Levi nel suo libro “La vita musicale triestina” e dal M° G.Radole nel suo libro “Trieste – la musica e i musicisti”.
È stata docente di Teoria e Solfeggio e di Canto presso il Conservatorio “G.Tartini” di Trieste; dal 1993 collaborata in qualità di docente di canto con l’Accademia di Musica e Canto Corale.
Ha tenuto più volte corsi di musica da camera (Lieder) e operistica per cantanti italiani e stranieri.

..chi ben comincia.. — 2 marzo 2017

..chi ben comincia..

Il proverbio dice proprio questo.. chi ben comincia è a metà dell’opera! E così è proprio stato.

papacio1Inizio a prendere le prime lezioni di pianoforte a 5 anni, da un anziano pianista che non aveva mai insegnato. Negli anni ’80 la didattica della musica che vigeva in Via Rossetti 15 non era certo quella dei libri del Musigatto degli anni odierni.. e un bambino si ritrovava libri oscuri quali Bona, Pozzoli, Lazzari… insomma un po di tutta la cosiddetta “vecchia guardia”. Sicuramente il vecchio insegnante non era stato capace di trasmettermi l’amore per la musica che ho sviluppato poi nel tempo.. e quindi per numerosi anni ho fatto un po la scimmia ammaestrata, studiando perché “si deve studiare”, ma senza soddisfazione e, anzi, molte volte con fatica e rimproveri.

Anche nel mio condominio, tutti i vicini dovevano sopportare ore ed ore di esercizi quotidiani, scale, arpeggi, studi.. ma nessuno mai si lamentava. In verità, era un condominio molto particolare, di quelli di una volta, dove si era alla fine quasi tutti un’unica famiglia. Nel 1987, la mia nonna, principale promotrice dei miei studi musicali, mi acquista il mio primo pianoforte, uno Zimmermann bianco (..il colore lo scelse mia madre perche ben si intonava con i mobili della camera..) prodotto ancora dalla fabbrica di Leipzig nella ex DDR. Uno strumento che ho a dir poco sfasciato nel corso degli anni, ma che tutt’ora conservo con affetto.

La mia nonna, oggi più che novantenne, aveva compiuto gli studi musicali di Violino a Trieste, sotto la guida del famoso violinista Franco Gulli. Purtroppo, la seconda guerra mondiale alle porte la obbligò ad appendere l’archetto al muro per dedicarsi unicamente alla merceria di famiglia. Non essendo riuscita ad appassionare alla musica mia madre, col nipote il risultato è stato molto più proficuo e, se oggi vivo facendo il musicista, lo devo molto anche a lei.

Cresco, sempre con la musica affianco, ma si accavallano molteplici attività: la scuola, ogni tipo di sport, insomma.. non c’è pace e le forze vengono suddivise a pioggia su tutti i vari fronti. Ma la musica non è ancora una passione vera.. rimane una delle tante attività..da fare un po come i compiti, quindi un po una rottura di scatole più che una valvola di sfogo espressiva. E qui entra in gioco la testardaggine di mia madre che, incoraggiata dalle promettenti parole del Maestro Alessandro, nonostante le mie numerose richieste di sospendere gli studi musicali, imperterrita mi obbliga a frequentare le lezioni. Ormai però maestro ed allievo sono allo scontro personale; subentra da parte mia la stanchezza, il suo poco entusiasmo e la sua pedanteria, forse un inizio di pubertà 🙂 E ormai non è più cosa.. voglio smettere, non voglio più salire quelle scale tetre, non mi voglio più confrontare con quella personalità scontrosa e poco amorevole che pensava solo a farmi diventare IL suo allievo.

Ma la cocciutaggine di mamma non molla.. ed eccomi a casa della mia nuova insegnante, una signora di neanche 40 anni, toscana, bionda, sorridente ed amorevole. A me sembra un sogno.. ma esistono davvero maestri di pianoforte che sorridono??! E lei insegnava addirittura al Conservatorio.. io pensavo.. “qua le cose si mettono male, mi toccherà studiare da matti”. Ma lei capì subito che la mia strada non era quella, e mi guido nel corso degli anni cercando di seguire quel filone di talento musicale che c’era, ma non si sapeva ancora in che forma si sarebbe espressa. Grazie!