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Orientare le giovani voci: consigli per scoprire correttamente la propria vocalità. — 5 novembre 2024

Orientare le giovani voci: consigli per scoprire correttamente la propria vocalità.

Scrivo questo breve articolo per rispondere a una domanda che molti allievi, prima o poi, pongono al proprio insegnante: “Sono tenore o baritono? Sono soprano o mezzosoprano?”

Determinare la vocalità di un allievo presenta diverse insidie per l’insegnante. In primo luogo, finché l’allievo non ha studiato per un certo periodo, è difficile stabilire con precisione la sua appartenenza a una specifica categoria vocale. La mia maestra, Gloria Paulizza, era solita rispondere ai giovani allievi dicendo: “Oggi sei una voce, e non importa stabilire ora a quale timbro tu appartenga; la trattiamo per com’è adesso, studiamo, coltiviamo, e vediamo dove ci porterà.” Questo perché la voce ha bisogno di essere prima un po’ “mossa” per poter capire dove la natura ci condurrà.

Consiglio inoltre a tutti gli studenti di sottoporsi a una visita con un foniatra esperto in vocologia artistica: attraverso gli strumenti del mestiere, il foniatra può osservare la morfologia della gola e fornire indicazioni preziose, che vanno a completare le informazioni acustiche raccolte dall’insegnante durante le lezioni.

Purtroppo, accade ancora troppo spesso che l’insegnante dia all’allievo un parere affrettato o, in alcuni casi, anche errato. Ciò porta a un percorso di studio su binari non del tutto corretti, e se la voce viene mal utilizzata, si rischia di consolidare difetti vocali che possono comprometterne il buon funzionamento. A volte, gli insegnanti basano il giudizio esclusivamente sull’estensione vocale, trascurando l’importanza del timbro e degli spazi sovraglottici.

Un esempio comune è quello delle voci “vicine”, come tenore e baritono o soprano e mezzosoprano: la mancanza di tecnica nella zona acuta può indurre a pensare che un allievo sia, ad esempio, un baritono e non un tenore. In questi casi, lo sviluppo della voce avviene in contrasto con la sua natura, portando l’allievo a ridurre ulteriormente l’estensione acuta e, al contempo, a esercitare una pressione eccessiva sulle note gravi, con dannosi effetti.

Il mio consiglio è quindi di porsi sempre in modo critico verso le giovani voci: ascoltare con attenzione dove la voce vuole espandersi naturalmente e orientare lo studio della tecnica in quella direzione, valutando anche gli aspetti timbrici e risonanziali. Solo così si potrà far evolvere lo strumento rispettandone la natura, insegnando all’allievo a raggiungere anche quelle note che, per inesperienza, potrebbe non riuscire ancora a produrre.

Cantare con la mascherina – un anno dopo — 10 febbraio 2021

Cantare con la mascherina – un anno dopo

E’ passato quasi un anno da quando abbiamo dovuto indossare le mascherine chirurgiche nella nostra quotidianità, al di fuori delle mura domestiche. Questa pratica ha interessato anche gli ambienti di lavoro, fra cui i teatri e soprattutto i cantanti.

Tralascio ogni ulteriore commento o annotazione circa l’insensatezza di applicare un tappo al luogo di emissione del suono.. infatti ad esempio, su trombe e tromboni, la sordina si realizza proprio infilando un tappo all’estremità finale dello strumento. Le barriere in plexiglass, per quanto comunque impattino sulla propriocezione vocale, sarebbero state una misura sicuramente più singer-friendly.

Quello di cui però ancora si parla poco, vuoi perchè non vi sono abbastanza studi certificati, vuoi perchè comoda non farlo, sono i danni funzionali derivati dal canto prolungato con mascherina. Sebbene i miei titoli e la mia formazione mi permetterebbe di affrontare anche la tematica dal punto di vista medico, visto che sono stato “redarguito”, mi taccio per ciò che riguarda aspetti più medici, e mi limito a parlare della mia esperienza in qualità di cantante e di insegnante di canto.

Durante l’anno trascorso siamo stati letteralmente costretti ad indossare le mascherine per le prove e per le, giustamente poche, rappresentazioni; dapprima questo elemento poteva risultare impossibile da gestire ed invece, chi ha la fortuna di avere sufficiente padronanza tecnica del proprio strumento ha potuto, nel corso dei mesi, trovare un modo per “sopravvivere“, effettuando meccanismi di compensazione muscolare, tarando in modo diverso il fiato, insomma, studiando un altro modo di poter emettere il suono senza farsi male. Di fatto, ricorda molto ciò che fanno ad esempio alcuni pazienti ai quali viene asportata una corda vocale causa tumore, e col tempo riescono a compensare attivando le false corde per poter riuscire comunque ad esprimersi verbalmente. Il nostro corpo ha sicuramente una forte capacità adattiva.

Cosa succede poi? Poi succede che si tolgono le mascherine.. e cosa resta? Resta uno strumento sconquassato, con alterazioni nella funzionalità muscolare, percettiva e propriocettiva. Un vero guaio.. in più, cantando senza mascherina la sensazione sarà quella di sollevare di colpo 100kg dopo un anno di quasi stop agli allenamenti. E quindi, comparsa di fatica vocale, rischio di sviluppare edemi e via dicendo.. inoltre, la necessità di ri-tarare lo strumento, gli equilibri muscolari, la sinergia fra i diversi elementi che coinvolgono il canto etc.. il diaframma che sicuramente sarà un po meno elastico e meno incline ad un sano movimento ampio e armonico.

Non esiste cosa peggiore quindi che alternare prove nelle quali si canta con mascherina a momenti in cui si può cantare senza: erroneamente si potrebbe pensare.. “ecco, finalmente libero me e la voce da questo tappo”.. e la sensazione sicuramente sarà quella.. ma la voce come reagisce?

L’invito quindi che mi sento di fare è quello di osservare la massima cautela, di considerare sempre che pur essendo il nostro corpo capace di fare degli adattamenti costanti, questi non possono avvenire in modo repentino; basta infatti pensare al solo fatto di quando si cambia insegnante di canto.. a volte ci vanno diversi mesi prima di vedere qualche cambiamento nella tecnica, proprio perchè il corpo, anche se è capace a farlo, ha bisogno di tempo per adattarsi. Daltronde, tutte queste riflessioni si possono anche facilmente dedurre se avete letto il bellissimo libro di Alfred Tomatis, “l’orecchio e la voce“, nel quale viene chiaramente argomentata la correlazione fra orecchio e corde vocali, e come la falsata percezione uditiva può modificare a nostra insaputa, la modalità di emissione sonora.